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September 01 Corso Cave nel Lot (Francia)Arrivo a destinazione a Marcilhac Sur Cele il sabato sera dopo circa 12 ore di auto, sono a pezzi!! Monto la tenda in poco tempo e aspetto il gruppetto del corso precedente che è di ritorno dall’ultima immersione. Finalmente arrivano, ci salutiamo, e mentre loro sistemano le attrezzature faccio un giro di ricognizione nel campeggio, il posto sembra davvero bello! Alla sera cena chiacchierando del più e del meno e poi dritti a nanna. La domenica mi sveglio dopo una notte passata quasi insonne… il freddo mi ha fatto compagnia nonostante il sottomuta della stagna che usavo come pigiama! Colazione alle 9, salutiamo gli altri corsisti e rimaniamo solamente noi del nuovo corso e l’istruttore. Controlliamo le attrezzature… incredibile! Per la prima volta la mia va bene (a parte il gav troppo grosso..)! Carichiamo le bombole e ci avviamo al luogo di immersione, Il primo tuffo sarà di ambientamento in una grotta chiamata Ressel. L’ingresso sta sotto qualche metro d’acqua… di fiume! Ci cambiamo sulle sponde del fiume, entreremo in acqua uno alla volta, il rapporto allievo-istruttore sarà uno a uno… meglio di così!! Sarò io la prima ad entrare, l’istruttore è già ad aspettarmi all’ingresso, prima di infilarmi li dentro dovrò fare uno svuotamento maschera, mi inginocchio sul fondo ed eseguo l’esercizio, scambio di ok e si comincia! Procedo con il filo in mano guardandomi intorno e illuminando ogni angolo di quel posto meraviglioso. La roccia bianca riflette a meraviglia la luce delle lampade, osservo dei lastroni sistemati in maniera curiosa sul fondo della galleria, si tratta di massi di lunghezza notevole che sono crollati dal soffitto. Arrivati ad un punto prestabilito eseguo alcuni esercizi per capire il modo corretto di muoversi sul filo, poi il tempo a nostra disposizione si esaurisce, quindi si inizia a tornare verso l’uscita. A circa tre quarti di percorso spengo le luci, ho un po’ di timore all’inizio ma passato il primo impatto mi abituo al buio e quasi mi diverto specialmente quando poi ho la visione dell’ingresso che lascia filtrare la luce del sole… spettacolare!! Finita l’immersione debriefing davanti ad una birra e poi dritti in campeggio. Lunedì mattina si mettono in carica le bombole, ci viene spiegato come si usa il compressore e si iniziano gli esercizi di sagolatura. Passiamo la mattinata a sagolare il campeggio sotto lo sguardo perplesso degli altri ospiti del camping, poi si parte in direzione di un’altra grotta, quella di oggi sarà Trou Madame. Ci si arriva con un breve avvicinamento in un sentiero in mezzo al bosco, poi si percorre il letto asciutto di un torrente fino ad arrivare all’ingresso di un enorme cavernone. Il livello però è piuttosto basso, quindi per giungere all’acqua bisogna camminare dentro alla grotta quasi in ginocchio stando attenti a non inciampare e a non tirare troppe craniate sul soffitto. Il compito di oggi sarà quello di sagolare parte della grotta partendo dalla sagola principale e come al solito ci immergeremo uno per volta. Quando è il mio turno seguo la sagola finchè l’istruttore non mi ferma, dovrò partire da li. Faccio il primo nodo ma… non tiene! Ho un vuoto… non ricordo più come si fa il barcaiolo! Rimango parecchi minuti a provare e riprovare ma niente, non mi esce il nodo che voglio, l’istruttore alla fine decide di darmi una mano, fa il primo nodo, io eseguo il secondo e finalmente iniziamo l’immersione vera e propria. Eseguo un paio di ancoraggi, ma ci metto troppo, quindi lui mi fa vedere la maniera giusta per farli e come dare tensione al filo nel modo corretto, i manometri però ci impongono di tornare indietro, recupero il filo ed esco dalla grotta un po’ delusa per la prova non andata proprio a buon fine. Il resto del pomeriggio lo si trascorre a far pratica con i nodi e a riesaminare gli errori dell’immersione appena fatta. Martedì altra immersione a Trou Madame, il compito è lo stesso del giorno prima, questa volta va decisamente meglio! Eseguo i nodi sul filo principale, poi il primo ancoraggio e via via tutti gli altri. Ho però difficoltà a scegliere l’ancoraggio migliore e il nodo più adatto a bloccare il filo. Devo imparare anche a dare più tensione alla sagola, e l’istruttore mi fa vedere pazientemente ogni mio errore e lo corregge. Questa volta andiamo un po’ più avanti con la progressione e sbuchiamo in una bolla d’aria respirabile, mi guardo intorno affascinata dall’ambiente in cui mi trovo. Tornando indietro recupero il filo appena steso e ho anche un po’ di tempo per gustarmi la grotta: spuntoni di roccia scura striata di nero che vengono fuori da tutte le parti, lo scenario è davvero suggestivo!! Mercoledì dopo aver caricato le bombole ci si dirige verso un’altra grotta: Cabuy. Questa volta si effettuerà soltanto un giro di piacere tutti quanti insieme. L’accesso è da un laghetto dall’aria poco invitante. In superficie l’acqua è stagnante con alcuni tronchi che galleggiano e la fioritura delle alghe rende l’acqua gialla-verdognola. Nei primi metri non si vede assolutamente nulla, la visibilità è pessima, man mano che si scende però la situazione migliora notevolmente e finalmente l’ingresso è ben visibile davanti a noi. Entriamo tenendo la sagola in mano e illuminando l’ambiente circostante, grossi massi gialli si fanno spazio sul fondo della galleria che ha delle dimensioni davvero notevoli. Presto raggiungiamo il terzo di aria a nostra disposizione, quindi riprendiamo la via del ritorno. La sosta di sicurezza la facciamo nel laghetto avvolti dalla “nebbia”. Giovedì iniziano gli esercizi con la maschera oscurata. Quello di oggi sarà la ricerca del filo, ci viene spiegato come fare, e dopo un accurato briefing ci avviamo verso Ressel per mettere in pratica il tutto. Entro in grotta abbastanza sull’agitato, mi preoccupa un po’ l’idea di trovarmi in grotta senza vedere assolutamente niente!! Arrivati ad un punto preciso della galleria l’istruttore mi ferma, mi oscura la maschera e mi porta in giro per la grotta finchè lascia la presa e mi ritrovo a cadere sul fondo. Mi lascio cadere e cerco un ancoraggio, dopo qualche minuto trovo un sasso, provo ad annodarci il filo, ma niente da fare, non tiene. Quando finalmente l’istruttore mi aiuta a trovare un punto adatto a fissare la sagola inizio a svolgere il filo dal rocchetto tastando la grotta palmo a palmo, ma ben presto faccio casino e mi impiglio prima sulle torce del baschetto, e poi sulle pinne! Il tempo a disposizione purtroppo è terminato perciò non resta altro da fare che riavvolgere il tutto e tornare verso l’uscita. Quando sono quasi fuori mi trovo davanti alla maschera una piccola monolistra, ci gioco per un po’ e poi finalmente esco… Il pomeriggio dopo il debriefing lo passiamo a provare a secco un altro esercizio da svolgere con la maschera oscurata: il demelage, ovvero il liberarsi dal filo principale se questo ci impiglia senza tagliare la sagola. Venerdì si torna a Ressel a provare questo esercizio. L’istruttore mi ferma, ci allontaniamo di poco dalla sagola principale e prepara il “campo” per questa prova. Finito di impigliarmi mi oscura la maschera e inizio a trafficare per eseguire le manovre giuste per liberarmi… ci impiego un bel po’ e quando finalmente ho finito ed è ora di dare l’ultimo taglio confondo i fili e taglio quello principale. Resto li allibita e arrabbiata con me stessa, lui mi toglie la camera d’aria dalla maschera e mi fa uscire dalla grotta. Sabato giro di piacere a Landenouse, una grotta davvero bellissima con un unico difetto: l’ingresso!! Per arrivare all’acqua bisogna fare un passo del gigante con tutta l’attrezzatura in spalla da un altezza di circa 3 metri! Oppure scendere per una scaletta tipo quelle da muratore in ferro attaccata al bordo della vasca in muratura. Ci impiego un bel po’ a decidermi di saltare stando li a fissare l’acqua con tutta l’attrezzatura addosso. Finalmente salto, guardo sopra e già mi preoccupo per il ritorno! Iniziamo l’immersione e la grotta è a dir poco spettacolare! Bisogna fare attenzione a come ci si muove a causa dell’argilla che è depositata sul fondo e sulle pareti. Seguo la sagola bianca che entra nella montagna godendomi gli scenari che mi si presentano davanti agli occhi. Il panorama è unico!! Il mio compagno di immersione ad un certo punto mi avverte che ha esaurito il primo terzo e desidera rientrare, scambio di ok e ci si gira verso l’uscita. Il rientro sembra più lungo rispetto all’andata, ma ci godiamo lo stesso ogni angolo di questo mondo in cui speriamo di tornare presto. Finita la sosta di sicurezza riemergiamo. Guardo perplessa la scala che conduce fuori dal buco, il mio compagno di corso e l’istruttore salgono agili i gradini, io invece sono costretta a togliermi parte dell’attrezzatura, salire con solo il bibo e poi tornare in acqua a prendere il resto. E ce ne è voluto di tempo per convincermi a tornare li dentro!!! La settimana di corso ormai si è conclusa. Ripenso ai miei errori e a quello su cui devo lavorare una volta tornata a casa. Dovrò ripetere alcuni esercizi, avrò tempo per rivederli e capire per bene come eseguirli nel modo corretto. Le cose che ho imparato sono moltissime, ora sicuramente i miei giretti in grotta li affronterò con più sicurezza e consapevolezza.
April 10 05-04-08
“Chicchirichì!! Mi sveglio di soprassalto cercando di capire perché un gallo sta cantando nella mia camera da letto di mattina presto, ma dopo una frazione di secondo mi rendo conto che si tratta della sveglia del cellulare, quindi cerco a tastoni il telefono e spengo l’animale. Resto qualche minuto al buio in uno stato di semi incoscienza, poi finalmente mi decido ad alzarmi dal letto. Apro le finestre e rabbrividisco con l’aria fresca del mattino. Sbadiglio e mi avvio verso la cucina: necessito di caffè! Dopo una buona dose di caffeina, scendo in garage e carico l’auto con tutta l’attrezzatura di cui avrò bisogno e mi dirigo verso casa di Claudio. L’appuntamento è li per le otto. Arriva anche un altro ragazzo, un suo allievo del corso speleo, ci presentiamo e cerchiamo di far stare tutte le attrezzature nella povera Pegeout che sembra esplodere da un momento all’altro. Scambiamo qualche parola lungo la strada, più che altro discutiamo di progetti futuri e di luoghi che ci piacerebbe visitare. Poi ognuno si immerge nei propri pensieri, osservo le montagne che ormai mi sono familiari così come i prati e le case li attorno. Il tempo peggiora un po’ e dei nuvoloni si fanno largo minacciosi nel cielo terso. Subito mi assalgono brutti ricordi legati a quel luogo e alla pioggia, ma li allontano velocemente con una scrollata di spalle. Aspetto questo giorno da mesi e voglio godermi l’immersione senza paranoie di nessun tipo. Finalmente arriviamo e li c’è già l’altro allievo di Claudio che ci aspetta, fatte le dovute presentazioni mi infilo gli scarponi da montagna, mi carico il bibo sulla schiena e mi avvio a passo spedito lungo il sentiero. Quando sono ai piedi del laghetto mi rendo conto che l’acqua è a dir poco spettacolare e riesco persino a vedere la sagola dalla riva, ma il livello è piuttosto alto e la spiaggetta è completamente sommersa. Trovo un posticino che sembra comodo per l’ingresso e appoggio li le bombole. Dopo tre giri sono pronta ad entrare in acqua. Claudio avrà da fare con il suo corso perciò formeremo due gruppi indipendenti: lui farà l’immersione con i suoi allievi e io… per conto mio! Mentre i ragazzi del corso discutono dei dettagli io faccio gli ultimi controlli. Caschetto ok, valvola di carico della stagna ok, erogatori ok, torcia ok, decompressiva… ni… la porterò dalla parte destra, non ci sono abituata ma mi ritrovo con una frusta che non è abbastanza lunga da passare attorno al collo e quindi non posso fare diversamente. In più sono tutta sbilanciata da una parte per via dei piombi extra da mollare lungo la sagola, ho cambiato sottomuta e non vorrei trovarmi troppo positiva al rientro. Aspetto che gli altri siano pronti, rapido scambio di ok e scendiamo insieme. Mi libero velocemente dei piombi e subito riacquisto un assetto pressoché decente, nel frattempo gli altri sono andati avanti. Pinneggio con calma per prendere un po’ di confidenza con la decompressiva che ho agganciata sulla destra, ma quasi non la sento… in effetti l’alluminio ha i suoi vantaggi… Me la prendo comoda nel laghetto, arrivo all’ingresso e ho un brivido lungo la schiena… finalmente ci siamo! Accendo le torce sul casco e quella principale, cambio erogatore e metto in bocca il jetstream… si parte!!! Supero il dente e mi lascio avvolgere dal buio, tutto ciò che vedo è la sagola bianca che corre nel nero e le deboli luci dei miei amici in lontananza. Gironzolo intorno ai 35m alla ricerca dell’”ananas” che però non riesco a trovare. Illumino con la torcia la roccia e ascolto il gorgoglio delle mie bolle che sbattono contro la volta e corrono fuori. La visibilità è perfetta. Non resisto alla tentazione di spegnere le luci sul casco e di oscurare la torcia principale, ora sono davvero inghiottita dal buio. Mi giro verso dietro e l’ingresso sta proprio li, un’enorme spaccatura verde smeraldo che segna l’entrata di un mondo magico e misterioso. Sorrido e riaccendo le torce sul casco. Controllo gli strumenti e mi rendo conto che manca poco all’uscita dalla curva e non mi va di fare decompressione da sola perciò risalgo di qualche metro. Con l’ingresso a due colpi di pinna mi allontano dalla sagola e nuoto lungo il lato opposto. Fa sempre uno strano effetto l’ingresso visto da questa angolazione: ora una roccia divide l’apertura a metà dandole la forma di due occhi minacciosi… scatto qualche foto e vedo gli altri ragazzi uscire e avviarsi verso la superficie. Io ancora non voglio andarmene perciò gironzolo li intorno alla ricerca di angoli nuovi da scoprire, nuoto a “delfino”, inseguo le trote, gioco tra i massi, ma quando ne supero uno per poi mettermi a testa in giù ecco che mi entra un po’ d’acqua nella maschera che mi va a finire dritta nel naso. Sbuffo e la svuoto pensando che devo assolutamente sistemare la chiusura del caschetto… a circa 20mt inizio a respirare dalla bombola decompressiva, mi metto pancia all’aria e mi godo lo spettacolo degli alberi che riesco perfettamente a vedere anche da laggiù… mamma mia che acqua!!! Ne approfitto per fare qualche altra foto e infine mi decido a risalire con calma. Recupero i piombi che avevo lasciato a 12mt, di cui comunque non avrò bisogno. Per far trascorrere i minuti di sosta a sei metri mi allontano dalla parete e inizio a nuotare in libera lasciandomi inghiottire dall’azzurro dell’acqua. Da quassù riesco a vedere perfettamente il fondo. È raro trovare un’acqua così bella, è stato proprio un gran colpo di fortuna!! Quando alla fine esco, gli altri hanno già portato la loro attrezzatura alle auto… ma fortunatamente mi danno una mano con la mia, soltanto due giri e finalmente mi tolgo la muta e mi infilo abiti asciutti. Mi siedo esausta sulla panchina del parcheggio… sono proprio stanchissima… ma al settimo cielo! Era da un sacco di tempo che non me la godevo così sott’acqua… il posto più magico del mondo… January 18 Cogol dei Veci 12/01/08Sabato mattina, apro gli occhi di buon’ora al suono della sveglia, mi rigiro ancora un po’ sotto al piumone cercando il coraggio di abbandonare il letto. Finalmente mi impongo di alzarmi e come uno zombie mi avvio verso la finestra…. Cielo grigio…. E te pareva!! Sbuffo, ma non posso farci molto perciò mi avvio verso la cucina a preparare il caffè. Finisco di sistemare le ultime cose e salgo in macchina…. Mentre guido verso Valstagna cerco di immaginare i luoghi meravigliosi che avrò la fortuna di visitare durante questa avventura. Finalmente arrivo e nel frattempo ha smesso di piovere! Saluto il mio buddy che era già li ad aspettarmi, apriamo il cancello, parcheggiamo le macchine ed iniziamo la lunga trafila per il trasporto dell’attrezzatura. Assembliamo tutto sulla riva, mettiamo il resto dell’equipaggiamento dentro a delle sacche stagne e poi carichiamo il tutto dentro ad un piccolo gommone che ci traghetterà da una sponda all’altra grazie ad una fune. Il mio compito consiste nello stare seduta senza far danni tenendo una cima in mano in modo che scorra sulla fune guida. Eseguo gli ordini guardando divertita il mio compagno che si lava con l’acqua piovana mentre, aiutandosi con la fune, porta il gommone sulla riva opposta. Scarichiamo l’attrezzatura sulle panchine, riponiamo le mute e i sottomuta al riparo dalla pioggia e iniziamo a portare le bombole decompressive fino alla grotta. Il tragitto non è lungo, ma è reso scivoloso dai sassi bagnati e coperti di muschio, perciò bisogna procedere con cautela. Lui porta la sua bombola il più avanti possibile, io invece mi fermo ben prima pensando che il tragitto con il bibo lo avrei fatto in acqua pinneggiando comodamente all’indietro fino ad arrivare fresca come una rosa all’ingresso dei Veci. Già… idea geniale! Ci cambiamo all’asciutto e mettiamo il bibo in spalla, il mio compagno dopo pochi passi nell’acqua decide di andare per il sentiero, mentre io persisto con la mia idea della comoda pinneggiata. Perciò entro in acqua fino alla vita, e subito si solleva un pantano immenso, ma effettivamente… chi se ne importa? Mi metto una pinna… ok, fatto… cerco di mettere l’altra… ma… dov’è?? Persa la pinna!! Non ci voglio credere!!! Metto la faccia in acqua e non vedo a 5cm per via del fango che ho sollevato… eppure deve essere qui da qualche parte!!!! La trovo a tastoni e me la infilo. Collego la frusta della stagna, ma questa inizia a trafilare. Porca miseria!! La scollego, dopo deciderò il da farsi. Mi avvio pinneggiando comodamente sul dorso fino ad arrivare alla bombola decompressiva. Poso tutto quello che ancora tengo in mano, ovvero maschera, guanti e caschetto, e assicuro la bombola al fianco. Faccio un altro breve tratto a nuoto, ma poi all’improvviso… stonk! Il bibo sbatte contro una roccia. Qui ci sono 20cm d’acqua e a nuoto non si passa. Sbuffo. Mi tolgo le pinne e mi avvio bardata come un albero di Natale verso il mio compagno che si trattiene a stento dalle risate e che è già li che mi aspetta. Mi cade un guanto. Mi giro ma non lo vedo. Mi viene un moto di nervoso… c’è corrente in superficie e se non lo trovo tocca ripescarlo chissà dove… sempre che lo ritrovi! Arranco con tutta l’attrezzatura addosso e scivolo su un sasso. Trattengo un’imprecazione. Mi libero del bibo e della decompressiva. Il mio compagno, prima divertito ora mi guarda perplesso. Metto l’attrezzatura al riparo dalla corrente e inizio a cercare il guanto che fortunatamente trovo quasi subito. Trascino l’attrezzatura fino a dove si trova il mio buddy… mi sento proprio un’impedita… Lui mi rassicura facendo qualche battuta per tirarmi su il morale e mi aiuta a vestirmi risolvendo anche il piccolo inconveniente della frusta della stagna. Prendo un po’ di fiato e poi iniziamo la discesa. All’inizio c’è un po’ di corrente, ma passati i primissimi metri tutto si calma. All’improvviso siamo avvolti dall’oscurità. Mi guardo attorno in quell’ambiente per me nuovo. Mi stupisce la visibilità, è davvero eccezionale, guardiamo dentro ad ogni anfratto e buco alla ricerca del piccolo abitante di quelle grotte: il proteo. Speravamo di vederlo, ma siamo riusciti a scorgere solo le impronte della coda e delle zampette sulla sabbia. Il mio buddy è un po’ deluso, ma per me è già molto! Richiamo la sua attenzione sulla particolarità della roccia e gli chiedo cosa sono tutti quei buchetti sulla roccia bianca. Si tratta della sabbia che viene sbattuta contro le rocce dalla corrente creando quell’effetto particolare. Certo che Madre Natura ne ha di sorprese! Curiosiamo ancora li intorno, il mio compagno alla ricerca del proteo, io invece rapita dalla bellezza del paesaggio che ho la fortuna di ammirare. Decidiamo poi di tornare indietro e mi fermo a scattare qualche fotografia ad una trota che se ne sta immobile nascosta tra le rocce e nemmeno si cura della presenza di questi due strani individui che ha come ospiti in casa. Quando siamo a quote ben tranquille e con la volta sopra alla testa lasciamo la sagola e ci avventuriamo nel nero… mi vengono i brividi a vedere il vascone dall’alto che prende quasi le sembianze di un pozzo. Questo posto è fantastico! Riemergiamo sotto alla volta, al riparo dalla pioggia. Il tempo peggiora… meglio sbrigarsi! Ricominciamo il calvario del trasporto dell’attrezzatura, ma questa volta do retta al mio compagno e solo con il bibo in spalla ci lasciamo trasportare dalla corrente fino al gommone. Torniamo indietro ed è la volta di portare le decompressive e il resto del materiale. Scivolo ancora e sbuffo per la fatica, il mio buddy con la sua pinna in mano mi sprona a sbrigarmi dandomela scherzosamente in testa. Risultato: pala rotta a metà!! Sapevo di avere la testa dura, ma non così tanto!! Questa volta rido io! Finiamo finalmente di trasportare il nostro equipaggiamento fino al gommone, ci cambiamo alla svelta e poi via verso l’altra sponda con lo stesso sistema dell’andata. Ormeggiamo il gommone e iniziamo a caricare il più velocemente possibile le auto sotto alla pioggia battente finchè al mio compagno scappa l’esclamazione sarcastica “Piovere di più no, eh?”. Non fa in tempo a finire la frase che si mette a diluviare a secchiate. Siamo fradici, lui un po’ scocciato ed io estremamente divertita!! Finalmente entriamo in macchina al calduccio… Ragazzi, che fatica!!! December 31 30/12/07 ....l'ultima fantastica immersione dell'annoAppuntamento alle 9 al bar lungo la strada, sono un po’ in anticipo, fuori si gela e quindi decido di aspettare la mia guida al calduccio. Esco dalla macchina e mi domando chi me lo fa fare di andare ad immergermi... al parcheggio ci sono sciatori in partenza per le vette e io penso perplessa all’attrezzatura da sub che sta nel baule dell’auto. Dopo pochi minuti eccolo che arriva, si siede accanto a me al tavolino del bar, facciamo colazione decidendo dove immergerci… e mi si illuminano gli occhi quando mi fa intuire che il luogo che visiteremo oggi è il posto in cui sogno di andare da quando ho saputo della sua esistenza! Lungo la strada non faccio che domandarmi come sarà la sotto e se sarò all’altezza della situazione, ma di questo mi preoccupo relativamente: mi fido ciecamente della mia guida e so benissimo che l’immersione deciderò io quando e dove finirà. Finalmente arriviamo sul posto e iniziamo a preparare l’attrezzatura, dopo un consulto con il mio compagno di immersione decido di non usare il gav, per quello che abbiamo programmato non mi servirà, e il poco assetto di cui avrò bisogno imparerò a gestirlo con la stagna. Mi da una mano con il trasporto del materiale, lui ha il suo angolino privato, io invece mi faccio il “cuccio” sul sasso che copre l’ingresso della grotta. La prima volta che sono stata li a secco me ne stavo sdraiata a pancia sotto fissando l’acqua immaginando mondi sotterranei nascosti agli occhi dei più. Non mi sembra vero che a breve sparirò nel ventre gelido della montagna… anche se solo per pochissimi metri! Mentre sono assorta nei miei pensieri montando gli erogatori sulla bombola ecco che passa il treno. Guardo divertita il mio compagno che mi sorride a sua volta. Chissà che effetto fa da li sotto!! Finalmente siamo pronti, lui scende per primo mostrandomi come fare… bhè, a prima vista non sembra tanto problematico… già… a prima vista! Mi sdraio sulla pancia e sento il bibo strisciare sulla roccia… perfetto… iniziamo bene… scivolo verso l’acqua quasi inciampando e mi ritrovo nella penombra della parte “aerea” della grotta. Mi guardo attorno e finisco di sistemare le ultime cose sotto lo stretto controllo della mia guida che guarda ogni mia mossa un po’ divertito. Quando siamo pronti entrambe mi spiega le ultimissime cose, ci scambiamo un cenno di assenso e scivoliamo sotto il pelo dell’acqua. Lui si muove agilmente davanti a me facendomi strada, mi porta a vedere ogni angolo di quel luogo così angusto che per lui è ormai una seconda casa, poi mi indica la direzione da seguire per scendere giù. Si tuffa di testa muovendosi con una scioltezza che mi sembra incredibile in un posto così insidioso, una volta superata la strettoia si gira verso di me facendomi segno di raggiungerlo. Ora è il mio turno, faccio un respiro profondo e mi preparo ad affrontare il passaggio che mi porterà ai 9mt, inizio la discesa e… SDANG sbatte il bibo bloccandomi li dove sono, mi giro un poco… SDANG! Sbatte ancora. Ok, niente paura, mi giro di un altro po'… STONK! Sbatte il caschetto… “perfetto” penso tra me e me… finalmente gli arrivo vicino, mi chiede se va tutto bene, gli rispondo di si, ma per oggi direi che ho fatto abbastanza e preferisco fermarmi li. Mi da l’ok e mi mostra gli altri angolini nascosti che ci sono li attorno. Illumino fin dove riesco verso il basso pensando già alla prossima avventura, lui mi fa vedere un piccolo laminatoio che si apre su un lato, ma che finisce dopo pochi metri, lo guardo avanzare un poco li dentro per farmi vedere meglio il posto, e poi tornare indietro. Prendiamo la via del ritorno e mi diverto ad “arrampicarmi” su per la grotta, sentendomi quasi come uno scalatore che non deve però lottare contro la forza di gravità. Appena torniamo a vedere la luce naturale mi corre un brivido lungo la schiena scorgendo gli alberi e il pallido sole li fuori. Mi domando che effetto faccia agli esploratori la vista del sole dopo centinaia e centinaia di metri passati nell’oscurità dei sifoni… Dopo pochi minuti riemergiamo… non mi pare vero! Sono al settimo cielo! Scambiamo qualche parola mentre aspettiamo che altri due speleosub si immergano. Appena smettiamo di sentire il gorgoglio delle loro bolle torniamo in acqua anche noi. Questa volta però ho qualche problemino con le orecchie e ci metto un po’ a compensare. Maledetto raffreddore!! Mi fermo un po’ più su e guardo la mia guida scendere illuminandomi quel poco di mondo che riesco a vedere da dove mi trovo. Lo osservo incuriosita e con la speranza di poter arrivare anch’io a muovermi con la stessa sua scioltezza e confidenza… ma con calma… già oggi mi sembra di aver scalato l’Everest. Torniamo in superficie e ci prepariamo ad uscire dall’acqua. E anche qui c’è da fare le acrobazie. Quando finalmente poso il bibo su di un masso, filo di corsa a cambiarmi, mi è entrata un po’ di acqua nella muta e sto gelando. Mi metto gli abiti asciutti e penso all’avventura che ho appena vissuto. Mi sembra incredibile… oggi ho realizzato un sogno!! October 22 21-10-07Domenica mattina. Sento la sveglia suonare e scatto in piedi senza nemmeno stare a rivoltarmi nel letto. Sono le 7, per me è l’alba. Sbircio fuori dalla finestra e vedo che il mondo è ancora avvolto nella penombra. Inizio a prepararmi l’attrezzatura, voglio che tutto sia assolutamente pronto e perfetto, e soprattutto non devo dimenticarmi nulla. Provo le lampade, controllo reel, spool e tutti gli altri aggeggi che mi porterò dietro. Ripiego muta e sottomuta e finalmente sono pronta per partire. Esco di casa e rimango per un attimo stordita dal freddo. Rabbrividisco, e penso che ormai l’inverno è proprio arrivato. Mentre guido verso casa di Claudio ritorno con la mente alla mia estate, tutto sommato mi sono divertita, e ho fatto parecchie ore di acqua, che in un modo o nell’altro mi torneranno utili, sorrido al ricordo delle varie situazioni che ho vissuto laggiù, ma non posso che pensare che il tipo di acqua che mi interessa inizierò a farlo ora. Lago, e tanta, tanta, tanta grotta. Arrivo da Claudio, carichiamo l’attrezzatura nella sua auto e via verso al luogo d’appuntamento. Lungo la strada come al solito parliamo del più e del meno mentre osserviamo il paesaggio cambiare, mano a mano si scorgono le montagne, e gli alberi con i cangianti colori dell’autunno si stagliano verso il cielo terso. Si, sarà una giornata grandiosa. Intanto cerco di immaginare come sarà andare in acqua con questo personaggio con cui abbiamo appuntamento, sono certa che avrò molto da imparare, e in cuor mio spero di essere all’altezza della situazione. Si, è vero, sott’acqua non bisogna dimostrare nulla a nessuno, però ci tengo a fare buona impressione. Arriviamo al parcheggio, scendiamo dall’auto e mi accendo una sigaretta. Mi metto a saltellare per scaldarmi, qui è ancora tutto in ombra, e il freddo si fa sentire. Mi metto a curiosare tra l’attrezzatura degli altri sub, rabbrividisco, e questa volta non per il freddo, accorgendomi che scenderanno in umida e con il mono. Dovrebbero regolamentare l’accesso, ma effettivamente…. Come? Dopo pochi minuti ecco arrivare la nostra guida, ci salutiamo cordialmente e subito inizio a tempestarlo di domande sull’attrezzatura, configurazione e qualsiasi altra cosa mi viene in mente. Lui risponde sorridente e decidiamo il tipo di immersione da fare e che deco seguire. Trasportiamo l’attrezzatura sulle sponde del laghetto, l’acqua promette bene. Sbircio l’attrezzatura della mia guida e sono troppo contenta nel notare che non si distanzia di molto dalla mia. Finalmente non sono l’unica a scendere con due rubinetti destri montati sul bibo!!! Mi spiega poi che tipo di bombole si porterà dietro, avrà una decompressiva di ean50 che lascerà a 21mt, e un’altra bombola di trimix che si porterà sempre al fianco. Io avrò una boccia da 7l caricata ad ean50 che lascerò anch’io al dente e recupererò al ritorno. Finiamo di prepararci con calma e nel frattempo arriva un altro amico, questa volta è qui a secco. Ci da una mano a vestirci e si informa sul tempo che passeremo sotto. Un’ora circa. Finalmente siamo tutti pronti a partire, iniziamo la discesa e….. c’è qualcosa che non va. La stagna non si gonfia…. Porca miseria, che cavolo è successo ora?? Cerco di capire qual è il problema, ma ovviamente la soluzione è sempre la più semplice: ho scordato di collegare la frusta. Ecco, perfetto. Mi sento un’idiota, specialmente quando se ne accorge la nostra guida e ci pensa lui a risolvere l’inconveniente. Evvabbè….. figuraccia fatta, ora però inizia davvero l’immersione. Arriviamo al dente e ci liberiamo delle decompressive, uno scambio di ok e seguiamo la sagola bianca illuminando il mondo che ci circonda. In breve siamo al jump, la nostra guida ci fa notare come si divide la sagola e dov’è l’uscita, deposita una piccola torcia perché ci possa illuminare anche dall’alto la direzione da seguire. Prendiamo la sagola di sinistra e risaliamo per qualche metro. Ci ero stata solo un’altra volta in quel punto, ma non avevo avuto la possibilità di godermelo fino in fondo per via dei piani che avevamo in mente per quella immersione. Vedo il nostro nuovo amico che illumina qualcosa e mi chiede l’ok, mi avvicino ma non capisco….perché illumina la sospensione? Poi avvicina una mano, e mi rendo conto che quella non è sospensione, ma un gamberetto di dimensioni piccolissime. Sorrido e rispondo con l’ok. Gironzoliamo ancora li attorno, mi fa vedere una piccola nicchia d’aria dove ci sta giusta giusta una mano, mi mostra come si dividono le sagole e mi fa capire che è importantissimo memorizzare qual è la direzione giusta da seguire in caso di emergenza, e di non allontanarsi mai dal filo. Claudio presto raggiunge il suo terzo, quindi ci fa segno che esce, scambio di ok e lo salutiamo. Io e lui rimaniamo ancora a gironzolare li intorno ad ammirare le curve e le insenature che ha creato l’acqua in secoli di pazienza. Lo osservo muoversi e stare sospeso nel liquido con una scioltezza e confidenza che ho visto soltanto nel mio istruttore. Dopo qualche minuto gli faccio segno che anche io ho esaurito il mio terzo, così ci avviamo verso l’uscita, e in prossimità dell’ingresso ci portiamo sulla parete opposta, vorrei rimanere ancora laggiù, ma il freddo si fa sentire e la deco continua a salire. Recuperiamo le bombole, io all’inizio nemmeno avevo intenzione di usare la mia, ma lui mi fa notare che è meglio usarla visto che ce l’ho, gli do l’ok e faccio il cambio gas, anche se ormai sono più su dei 21mt. Tanto avevamo deciso di seguire la deco che mi avrebbe dato il computer per evitare di mandarlo in blocco. Facciamo uno stop a 9mt, uno breve a 6 e poi via a 3mt dove mi metto a giocare con un piccolo abitante del laghetto. Faccio un giro avanti e indietro per scaldarmi un po’, poi mi metto pancia all’aria e sto incantata a guardare i colori dell’autunno attraverso lo specchio d’acqua. Wow, che immersione!! Trascorriamo gli ultimi minuti ognuno con i propri pensieri, io ancora al settimo cielo e con gli occhi pieni delle meraviglie che ho visto la sotto. Finalmente possiamo riemergere, e una volta fuori mi sbrigo a spogliarmi e a infilarmi nei miei vestiti caldi. Poi su e giù per portare l’attrezzatura, chiacchiere tranquille, e via tutti in birreria….. e al calduccio davanti a un piatto di gnocchi e a una bella birra si raccontano avventure già vissute, e tante altre ancora da vivere. Eh si…. che gran sognatori i subacquei!
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