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    November 10

    Attività!!!!

    Ho iniziato ad organizzare immersioni guidate in alcuni ambienti di acqua dolce, in pratica quelli che trovate nelle foto e nei racconti... in particolare al Lago di Tovel (bellissima immersione in quota!!) e al torrente Astico!!!
    Se siete interessati contattatemi pure!
    skype: vale ste

    Attività!!!!

    Ho iniziato ad organizzare immersioni guidate in alcuni ambienti di acqua dolce, in pratica quelli che trovate nelle foto e nei racconti... in particolare al Lago di Tovel (bellissima immersione in quota!!) e al torrente Astico!!!
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    September 01

    Corso Cave nel Lot (Francia)

    Arrivo a destinazione a Marcilhac Sur Cele il sabato sera dopo circa 12 ore di auto, sono a pezzi!! Monto la tenda in poco tempo e aspetto il gruppetto del corso precedente che è di ritorno dall’ultima immersione. Finalmente arrivano, ci salutiamo, e mentre loro sistemano le attrezzature faccio un giro di ricognizione nel campeggio, il posto sembra davvero bello!

    Alla sera cena chiacchierando del più e del meno e poi dritti a nanna.

    La domenica mi sveglio dopo una notte passata quasi insonne… il freddo mi ha fatto compagnia nonostante il sottomuta della stagna che usavo come pigiama! Colazione alle 9, salutiamo gli altri corsisti e rimaniamo solamente noi del nuovo corso e l’istruttore.

    Controlliamo le attrezzature… incredibile! Per la prima volta la mia va bene (a parte il gav troppo grosso..)! Carichiamo le bombole e ci avviamo al luogo di immersione,

    Il primo tuffo sarà di ambientamento in una grotta chiamata Ressel. L’ingresso sta sotto qualche metro d’acqua… di fiume! Ci cambiamo sulle sponde del fiume, entreremo in acqua uno alla volta, il rapporto allievo-istruttore sarà uno a uno… meglio di così!! Sarò io la prima ad entrare, l’istruttore è già ad aspettarmi all’ingresso, prima di infilarmi li dentro dovrò fare uno svuotamento maschera, mi inginocchio sul fondo ed eseguo l’esercizio, scambio di ok e si comincia!

    Procedo con il filo in mano guardandomi intorno e illuminando ogni angolo di quel posto meraviglioso. La roccia bianca riflette a meraviglia la luce delle lampade, osservo dei lastroni sistemati in maniera curiosa sul fondo della galleria, si tratta di massi di lunghezza notevole che sono crollati dal soffitto. Arrivati ad un punto prestabilito eseguo alcuni esercizi per capire il modo corretto di muoversi sul filo, poi il tempo a nostra disposizione si esaurisce, quindi si inizia a tornare verso l’uscita. A circa tre quarti di percorso spengo le luci, ho un po’ di timore all’inizio ma passato il primo impatto mi abituo al buio e quasi mi diverto specialmente quando poi ho la visione dell’ingresso che lascia filtrare la luce del sole… spettacolare!!

    Finita l’immersione debriefing davanti ad una birra e poi dritti in campeggio.

    Lunedì mattina si mettono in carica le bombole, ci viene spiegato come si usa il compressore e si iniziano gli esercizi di sagolatura. Passiamo la mattinata a sagolare il campeggio sotto lo sguardo perplesso degli altri ospiti del camping, poi si parte in direzione di un’altra grotta, quella di oggi sarà Trou Madame. Ci si arriva con un breve avvicinamento in un sentiero in mezzo al bosco, poi si percorre il letto asciutto di un torrente fino ad arrivare all’ingresso di un enorme cavernone. Il livello però è piuttosto basso, quindi per giungere all’acqua bisogna camminare dentro alla grotta quasi in ginocchio stando attenti a non inciampare e a non tirare troppe craniate sul soffitto. Il compito di oggi sarà quello di sagolare parte della grotta partendo dalla sagola principale e come al solito ci immergeremo uno per volta. Quando è il mio turno seguo la sagola finchè l’istruttore non mi ferma, dovrò partire da li. Faccio il primo nodo ma… non tiene! Ho un vuoto… non ricordo più come si fa il barcaiolo! Rimango parecchi minuti a provare e riprovare ma niente, non mi esce il nodo che voglio, l’istruttore alla fine decide di darmi una mano, fa il primo nodo, io eseguo il secondo e finalmente iniziamo l’immersione vera e propria. Eseguo un paio di ancoraggi, ma ci metto troppo, quindi lui mi fa vedere la maniera giusta per farli e come dare tensione al filo nel modo corretto, i manometri però ci impongono di tornare indietro, recupero il filo ed esco dalla grotta un po’ delusa per la prova non andata proprio a buon fine.

    Il resto del pomeriggio lo si trascorre a far pratica con i nodi e a riesaminare gli errori dell’immersione appena fatta.

    Martedì altra immersione a Trou Madame, il compito è lo stesso del giorno prima, questa volta va decisamente meglio! Eseguo i nodi sul filo principale, poi il primo ancoraggio e via via tutti gli altri. Ho però difficoltà a scegliere l’ancoraggio migliore e il nodo più adatto a bloccare il filo. Devo imparare anche a dare più tensione alla sagola, e l’istruttore mi fa vedere pazientemente ogni mio errore e lo corregge. Questa volta andiamo un po’ più avanti con la progressione e sbuchiamo in una bolla d’aria respirabile, mi guardo intorno affascinata dall’ambiente in cui mi trovo.

    Tornando indietro recupero il filo appena steso e ho anche un po’ di tempo per gustarmi la grotta: spuntoni di roccia scura striata di nero che vengono fuori da tutte le parti, lo scenario è davvero suggestivo!!

    Mercoledì dopo aver caricato le bombole ci si dirige verso un’altra grotta: Cabuy. Questa volta si effettuerà soltanto un giro di piacere tutti quanti insieme. L’accesso è da un laghetto dall’aria poco invitante. In superficie l’acqua è stagnante con alcuni tronchi che galleggiano e la fioritura delle alghe rende l’acqua gialla-verdognola. Nei primi metri non si vede assolutamente nulla, la visibilità è pessima, man mano che si scende però la situazione migliora notevolmente e finalmente l’ingresso è ben visibile davanti a noi. Entriamo tenendo la sagola in mano e illuminando l’ambiente circostante, grossi massi gialli si fanno spazio sul fondo della galleria che ha delle dimensioni davvero notevoli. Presto raggiungiamo il terzo di aria a nostra disposizione, quindi riprendiamo la via del ritorno. La sosta di sicurezza la facciamo nel laghetto avvolti dalla “nebbia”.

    Giovedì iniziano gli esercizi con la maschera oscurata. Quello di oggi sarà la ricerca del filo, ci viene spiegato come fare, e dopo un accurato briefing ci avviamo verso Ressel per mettere in pratica il tutto. Entro in grotta abbastanza sull’agitato, mi preoccupa un po’ l’idea di trovarmi in grotta senza vedere assolutamente niente!! Arrivati ad un punto preciso della galleria l’istruttore mi ferma, mi oscura la maschera e mi porta in giro per la grotta finchè lascia la presa e mi ritrovo a cadere sul fondo. Mi lascio cadere e cerco un ancoraggio, dopo qualche minuto trovo un sasso, provo ad annodarci il filo, ma niente da fare, non tiene. Quando finalmente l’istruttore mi aiuta a trovare un punto adatto a fissare la sagola inizio a svolgere il filo dal rocchetto tastando la grotta palmo a palmo, ma ben presto faccio casino e mi impiglio prima sulle torce del baschetto, e poi sulle pinne! Il tempo a disposizione purtroppo è terminato perciò non resta altro da fare che riavvolgere il tutto e tornare verso l’uscita. Quando sono quasi fuori mi trovo davanti alla maschera una piccola monolistra, ci gioco per un po’ e poi finalmente esco…

    Il pomeriggio dopo il debriefing lo passiamo a provare a secco un altro esercizio da svolgere con la maschera oscurata: il demelage, ovvero il liberarsi dal filo principale se questo ci impiglia senza tagliare la sagola.

    Venerdì si torna a Ressel a provare questo esercizio. L’istruttore mi ferma, ci allontaniamo di poco dalla sagola principale e prepara il “campo” per questa prova. Finito di impigliarmi mi oscura la maschera e inizio a trafficare per eseguire le manovre giuste per liberarmi… ci impiego un bel po’ e quando finalmente ho finito ed è ora di dare l’ultimo taglio confondo i fili e taglio quello principale. Resto li allibita e arrabbiata con me stessa, lui mi toglie la camera d’aria dalla maschera e mi fa uscire dalla grotta.

    Sabato giro di piacere a Landenouse, una grotta davvero bellissima con un unico difetto: l’ingresso!! Per arrivare all’acqua bisogna fare un passo del gigante con tutta l’attrezzatura in spalla da un altezza di circa 3 metri! Oppure scendere per una scaletta tipo quelle da muratore in ferro attaccata al bordo della vasca in muratura. Ci impiego un bel po’ a decidermi di saltare stando li a fissare l’acqua con tutta l’attrezzatura addosso. Finalmente salto, guardo sopra e già mi preoccupo per il ritorno! Iniziamo l’immersione e la grotta è a dir poco spettacolare! Bisogna fare attenzione a come ci si muove a causa dell’argilla che è depositata sul fondo e sulle pareti. Seguo la sagola bianca che entra nella montagna godendomi gli scenari che mi si presentano davanti agli occhi. Il panorama è unico!! Il mio compagno di immersione ad un certo punto mi avverte che ha esaurito il primo terzo e desidera rientrare, scambio di ok e ci si gira verso l’uscita.

    Il rientro sembra più lungo rispetto all’andata, ma ci godiamo lo stesso ogni angolo di questo mondo in cui speriamo di tornare presto. Finita la sosta di sicurezza riemergiamo. Guardo perplessa la scala che conduce fuori dal buco, il mio compagno di corso e l’istruttore salgono agili i gradini, io invece sono costretta a togliermi parte dell’attrezzatura, salire con solo il bibo e poi tornare in acqua a prendere il resto. E ce ne è voluto di tempo per convincermi a tornare li dentro!!!

    La settimana di corso ormai si è conclusa. Ripenso ai miei errori e a quello su cui devo lavorare una volta tornata a casa. Dovrò ripetere alcuni esercizi, avrò tempo per rivederli e capire per bene come eseguirli nel modo corretto. Le cose che ho imparato sono moltissime, ora sicuramente i miei giretti in grotta li affronterò con più sicurezza e consapevolezza.

     

    April 10

    05-04-08

                                                                                                                                                                                                                                

    “Chicchirichì!! Mi sveglio di soprassalto cercando di capire perché un gallo sta cantando nella mia camera da letto di mattina presto, ma dopo una frazione di secondo mi rendo conto che si tratta della sveglia del cellulare, quindi cerco a tastoni il telefono e spengo l’animale. Resto qualche minuto al buio in uno stato di semi incoscienza, poi finalmente mi decido ad alzarmi dal letto. Apro le finestre e rabbrividisco con l’aria fresca del mattino. Sbadiglio e mi avvio verso la cucina: necessito di caffè!

    Dopo una buona dose di caffeina, scendo in garage e carico l’auto con tutta l’attrezzatura di cui avrò bisogno e mi dirigo verso casa di Claudio. L’appuntamento è li per le otto. Arriva anche un altro ragazzo, un suo allievo del corso speleo, ci presentiamo e cerchiamo di far stare tutte le attrezzature nella povera Pegeout che sembra esplodere da un momento all’altro. Scambiamo qualche parola lungo la strada, più che altro discutiamo di progetti futuri e di luoghi che ci piacerebbe visitare. Poi ognuno si immerge nei propri pensieri, osservo le montagne che ormai mi sono familiari così come i prati e le case li attorno. Il tempo peggiora un po’ e dei nuvoloni si fanno largo minacciosi nel cielo terso. Subito mi assalgono brutti ricordi legati a quel luogo e alla pioggia, ma li allontano velocemente con una scrollata di spalle. Aspetto questo giorno da mesi e voglio godermi l’immersione senza paranoie di nessun tipo.

    Finalmente arriviamo e li c’è già l’altro allievo di Claudio che ci aspetta, fatte le dovute presentazioni mi infilo gli scarponi da montagna, mi carico il bibo sulla schiena e mi avvio a passo spedito lungo il sentiero. Quando sono ai piedi del laghetto mi rendo conto che l’acqua è a dir poco spettacolare e riesco persino a vedere la sagola dalla riva, ma il livello è piuttosto alto e la spiaggetta è completamente sommersa. Trovo un posticino che sembra comodo per l’ingresso e appoggio li le bombole. Dopo tre giri sono pronta ad entrare in acqua. Claudio avrà da fare con il suo corso perciò formeremo due gruppi indipendenti: lui farà l’immersione con i suoi allievi e io… per conto mio! Mentre i ragazzi del corso discutono dei dettagli io faccio gli ultimi controlli. Caschetto ok, valvola di carico della stagna ok, erogatori ok, torcia ok, decompressiva… ni… la porterò dalla parte destra, non ci sono abituata ma mi ritrovo con una frusta che non è abbastanza lunga da passare attorno al collo e quindi non posso fare diversamente. In più sono tutta sbilanciata da una parte per via dei piombi extra da mollare lungo la sagola, ho cambiato sottomuta e non vorrei trovarmi troppo positiva al rientro. Aspetto che gli altri siano pronti, rapido scambio di ok e scendiamo insieme. Mi libero velocemente dei piombi e subito riacquisto un assetto pressoché decente, nel frattempo gli altri sono andati avanti. Pinneggio con calma per prendere un po’ di confidenza con la decompressiva che ho agganciata sulla destra, ma quasi non la sento… in effetti l’alluminio ha i suoi vantaggi… Me la prendo comoda nel laghetto, arrivo all’ingresso e ho un brivido lungo la schiena… finalmente ci siamo! Accendo le torce sul casco e quella principale, cambio erogatore e metto in bocca il jetstream… si parte!!! Supero il dente e mi lascio avvolgere dal buio, tutto ciò che vedo è la sagola bianca che corre nel nero e le deboli luci dei miei amici in lontananza. Gironzolo intorno ai 35m alla ricerca dell’”ananas” che però non riesco a trovare. Illumino con la torcia la roccia e ascolto il gorgoglio delle mie bolle che sbattono contro la volta e corrono fuori. La visibilità è perfetta. Non resisto alla tentazione di spegnere le luci sul casco e di oscurare la torcia principale, ora sono davvero inghiottita dal buio. Mi giro verso dietro e l’ingresso sta proprio li, un’enorme spaccatura verde smeraldo che segna l’entrata di un mondo magico e misterioso. Sorrido e riaccendo le torce sul casco.  Controllo gli strumenti e mi rendo conto che manca poco all’uscita dalla curva e non mi va di fare decompressione da sola perciò risalgo di qualche metro. Con l’ingresso a due colpi di pinna mi allontano dalla sagola e nuoto lungo il lato opposto. Fa sempre uno strano effetto l’ingresso visto da questa angolazione: ora una roccia divide l’apertura a metà dandole la forma di due occhi minacciosi… scatto qualche foto e vedo gli altri ragazzi uscire e avviarsi verso la superficie. Io ancora non voglio andarmene perciò gironzolo li intorno alla ricerca di angoli nuovi da scoprire, nuoto a “delfino”, inseguo le trote, gioco tra i massi, ma quando ne supero uno per poi mettermi a testa in giù ecco che mi entra un po’ d’acqua nella maschera che mi va a finire dritta nel naso. Sbuffo e la svuoto pensando che devo assolutamente sistemare la chiusura del caschetto… a circa 20mt inizio a respirare dalla bombola decompressiva, mi metto pancia all’aria e mi godo lo spettacolo degli alberi che riesco perfettamente a vedere anche da laggiù… mamma mia che acqua!!! Ne approfitto per fare qualche altra foto e infine mi decido a risalire con calma. Recupero i piombi che avevo lasciato a 12mt, di cui comunque non avrò bisogno. Per far trascorrere i minuti di sosta a sei metri mi allontano dalla parete e inizio a nuotare in libera lasciandomi inghiottire dall’azzurro dell’acqua. Da quassù riesco a vedere perfettamente il fondo. È raro trovare un’acqua così bella, è stato proprio un gran colpo di fortuna!! Quando alla fine esco, gli altri hanno già portato la loro attrezzatura alle auto… ma fortunatamente mi danno una mano con la mia, soltanto due giri e finalmente mi tolgo la muta e mi infilo abiti asciutti. Mi siedo esausta sulla panchina del parcheggio… sono proprio stanchissima… ma al settimo cielo! Era da un sacco di tempo che non me la godevo così sott’acqua… il posto più magico del mondo…

    January 18

    Cogol dei Veci 12/01/08

    Sabato mattina, apro gli occhi di buon’ora al suono della sveglia, mi rigiro ancora un po’ sotto al piumone cercando il coraggio di abbandonare il letto. Finalmente mi impongo di alzarmi e come uno zombie mi avvio verso la finestra…. Cielo grigio…. E te pareva!! Sbuffo, ma non posso farci molto perciò mi avvio verso la cucina a preparare il caffè.

    Finisco di sistemare le ultime cose e salgo in macchina…. Mentre guido verso Valstagna cerco di immaginare i luoghi meravigliosi che avrò la fortuna di visitare durante questa avventura. Finalmente arrivo e nel frattempo ha smesso di piovere! Saluto il mio buddy che era già li ad aspettarmi, apriamo il cancello, parcheggiamo le macchine ed iniziamo la lunga trafila per il trasporto dell’attrezzatura. Assembliamo tutto sulla riva, mettiamo il resto dell’equipaggiamento dentro a delle sacche stagne e poi carichiamo il tutto dentro ad un piccolo gommone che ci traghetterà da una sponda all’altra grazie ad una fune. Il mio compito consiste nello stare seduta senza far danni tenendo una cima in mano in modo che scorra sulla fune guida. Eseguo gli ordini guardando divertita il mio compagno che si lava con l’acqua piovana mentre, aiutandosi con la fune, porta il gommone sulla riva opposta. Scarichiamo l’attrezzatura sulle panchine, riponiamo le mute e i sottomuta al riparo dalla pioggia e iniziamo a portare le bombole decompressive fino alla grotta. Il tragitto non è lungo, ma è reso scivoloso dai sassi bagnati e coperti di muschio, perciò bisogna procedere con cautela. Lui porta la sua bombola il più avanti possibile, io invece mi fermo ben prima pensando che il tragitto con il bibo lo avrei fatto in acqua pinneggiando comodamente all’indietro fino ad arrivare fresca come una rosa all’ingresso dei Veci. Già… idea geniale!

    Ci cambiamo all’asciutto e mettiamo il bibo in spalla, il mio compagno dopo pochi passi nell’acqua decide di andare per il sentiero, mentre io persisto con la mia idea della comoda pinneggiata. Perciò entro in acqua fino alla vita, e subito si solleva un pantano immenso, ma effettivamente… chi se ne importa? Mi metto una pinna… ok, fatto… cerco di mettere l’altra… ma… dov’è?? Persa la pinna!! Non ci voglio credere!!! Metto la faccia in acqua e non vedo a 5cm per via del fango che ho sollevato… eppure deve essere qui da qualche parte!!!! La trovo a tastoni e me la infilo. Collego la frusta della stagna, ma questa inizia a trafilare. Porca miseria!! La scollego, dopo deciderò il da farsi. Mi avvio pinneggiando comodamente sul dorso fino ad arrivare alla bombola decompressiva. Poso tutto quello che ancora tengo in mano, ovvero maschera, guanti e caschetto, e assicuro la bombola al fianco. Faccio un altro breve tratto a nuoto, ma poi all’improvviso… stonk! Il bibo sbatte contro una roccia. Qui ci sono 20cm d’acqua e a nuoto non si passa. Sbuffo. Mi tolgo le pinne e mi avvio bardata come un albero di Natale verso il mio compagno che si trattiene a stento dalle risate e che è già li che mi aspetta. Mi cade un guanto. Mi giro ma non lo vedo. Mi viene un moto di nervoso… c’è corrente in superficie e se non lo trovo tocca ripescarlo chissà dove… sempre che lo ritrovi! Arranco con tutta l’attrezzatura addosso e scivolo su un sasso. Trattengo un’imprecazione. Mi libero del bibo e della decompressiva. Il mio compagno, prima divertito ora mi guarda perplesso. Metto l’attrezzatura al riparo dalla corrente e inizio a cercare il guanto che fortunatamente trovo quasi subito. Trascino l’attrezzatura fino a dove si trova il mio buddy… mi sento proprio un’impedita… Lui mi rassicura facendo qualche battuta per tirarmi su il morale e mi aiuta a vestirmi risolvendo anche il piccolo inconveniente della frusta della stagna. Prendo un po’ di fiato e poi iniziamo la discesa. All’inizio c’è un po’ di corrente, ma passati i primissimi metri tutto si calma. All’improvviso siamo avvolti dall’oscurità. Mi guardo attorno in quell’ambiente per me nuovo. Mi stupisce la visibilità, è davvero eccezionale, guardiamo dentro ad ogni anfratto e buco alla ricerca del piccolo abitante di quelle grotte: il proteo. Speravamo di vederlo, ma siamo riusciti a scorgere solo le impronte della coda e delle zampette sulla sabbia. Il mio buddy è un po’ deluso, ma per me è già molto! Richiamo la sua attenzione sulla particolarità della roccia e gli chiedo cosa sono tutti quei buchetti sulla roccia bianca. Si tratta della sabbia che viene sbattuta contro le rocce dalla corrente creando quell’effetto particolare. Certo che Madre Natura ne ha di sorprese! Curiosiamo ancora li intorno, il mio compagno alla ricerca del proteo, io invece rapita dalla bellezza del paesaggio che ho la fortuna di ammirare. Decidiamo poi di tornare indietro e mi fermo a scattare qualche fotografia ad una trota che se ne sta immobile nascosta tra le rocce e nemmeno si cura della presenza di questi due strani individui che ha come ospiti in casa. Quando siamo a quote ben tranquille e con la volta sopra alla testa lasciamo la sagola e ci avventuriamo nel nero… mi vengono i brividi a vedere il vascone dall’alto che prende quasi le sembianze di un pozzo. Questo posto è fantastico!

    Riemergiamo sotto alla volta, al riparo dalla pioggia. Il tempo peggiora… meglio sbrigarsi!

    Ricominciamo il calvario del trasporto dell’attrezzatura, ma questa volta do retta al mio compagno e solo con il bibo in spalla ci lasciamo trasportare dalla corrente fino al gommone. Torniamo indietro ed è la volta di portare le decompressive e il resto del materiale. Scivolo ancora e sbuffo per la fatica, il mio buddy con la sua pinna in mano mi sprona a sbrigarmi dandomela scherzosamente in testa. Risultato: pala rotta a metà!! Sapevo di avere la testa dura, ma non così tanto!! Questa volta rido io! Finiamo finalmente di trasportare il nostro equipaggiamento fino al gommone, ci cambiamo alla svelta e poi via verso l’altra sponda con lo stesso sistema dell’andata. Ormeggiamo il gommone e iniziamo a caricare il più velocemente possibile le auto sotto alla pioggia battente finchè al mio compagno scappa l’esclamazione sarcastica “Piovere di più no, eh?”. Non fa in tempo a finire la frase che si mette a diluviare a secchiate. Siamo fradici, lui un po’ scocciato ed io estremamente divertita!!

    Finalmente entriamo in macchina al calduccio… Ragazzi, che fatica!!!

    December 31

    30/12/07 ....l'ultima fantastica immersione dell'anno

    Appuntamento alle 9 al bar lungo la strada, sono un po’ in anticipo, fuori si gela e quindi decido di aspettare la mia guida al calduccio. Esco dalla macchina e mi domando chi me lo fa fare di andare ad immergermi... al parcheggio ci sono sciatori in partenza per le vette e io penso perplessa all’attrezzatura da sub che sta nel baule dell’auto.

    Dopo pochi minuti eccolo che arriva, si siede accanto a me al tavolino del bar, facciamo colazione decidendo dove immergerci… e mi si illuminano gli occhi quando mi fa intuire che il luogo che visiteremo oggi è il posto in cui sogno di andare da quando ho saputo della sua esistenza! Lungo la strada non faccio che domandarmi come sarà la sotto e se sarò all’altezza della situazione, ma di questo mi preoccupo relativamente: mi fido ciecamente della mia guida e so benissimo che l’immersione deciderò io quando e dove finirà.

    Finalmente arriviamo sul posto e iniziamo a preparare l’attrezzatura, dopo un consulto con il mio compagno di immersione decido di non usare il gav, per quello che abbiamo programmato non mi servirà, e il poco assetto di cui avrò bisogno imparerò a gestirlo con la stagna. Mi da una mano con il trasporto del materiale, lui ha il suo angolino privato, io invece mi faccio il “cuccio” sul sasso che copre l’ingresso della grotta. La prima volta che sono stata li a secco me ne stavo sdraiata a pancia sotto fissando l’acqua immaginando mondi sotterranei nascosti agli occhi dei più. Non mi sembra vero che a breve sparirò nel ventre gelido della montagna… anche se solo per pochissimi metri!

    Mentre sono assorta nei miei pensieri montando gli erogatori sulla bombola ecco che passa il treno. Guardo divertita il mio compagno che mi sorride a sua volta. Chissà che effetto fa da li sotto!!

    Finalmente siamo pronti, lui scende per primo mostrandomi come fare… bhè, a prima vista non sembra tanto problematico… già… a prima vista! Mi sdraio sulla pancia e sento il bibo strisciare sulla roccia… perfetto… iniziamo bene… scivolo verso l’acqua quasi inciampando e mi ritrovo nella penombra della parte “aerea” della grotta. Mi guardo attorno e finisco di sistemare le ultime cose sotto lo stretto controllo della mia guida che guarda ogni mia mossa un po’ divertito. Quando siamo pronti entrambe mi spiega le ultimissime cose, ci scambiamo un cenno di assenso e scivoliamo sotto il pelo dell’acqua. Lui si muove agilmente davanti a me facendomi strada, mi porta a vedere ogni angolo di quel luogo così angusto che per lui è ormai una seconda casa, poi mi indica la direzione da seguire per scendere giù. Si tuffa di testa muovendosi con una scioltezza che mi sembra incredibile in un posto così insidioso, una volta superata la strettoia si gira verso di me facendomi segno di raggiungerlo. Ora è il mio turno, faccio un respiro profondo e mi preparo ad affrontare il passaggio che mi porterà ai 9mt, inizio la discesa e… SDANG sbatte il bibo bloccandomi li dove sono, mi giro un poco… SDANG! Sbatte ancora. Ok, niente paura, mi giro di un altro po'… STONK! Sbatte il caschetto… “perfetto” penso tra me e me… finalmente gli arrivo vicino, mi chiede se va tutto bene, gli rispondo di si, ma per oggi direi che ho fatto abbastanza e preferisco fermarmi li. Mi da l’ok e mi mostra gli altri angolini nascosti che ci sono li attorno. Illumino fin dove riesco verso il basso pensando già alla prossima avventura, lui mi fa vedere un piccolo laminatoio che si apre su un lato, ma che finisce dopo pochi metri, lo guardo avanzare un poco li dentro per farmi vedere meglio il posto, e poi tornare indietro. Prendiamo la via del ritorno e mi diverto ad “arrampicarmi” su per la grotta, sentendomi quasi come uno scalatore che non deve però lottare contro la forza di gravità. Appena torniamo a vedere la luce naturale mi corre un brivido lungo la schiena scorgendo gli alberi e il pallido sole li fuori. Mi domando che effetto faccia agli esploratori la vista del sole dopo centinaia e centinaia di metri passati nell’oscurità dei sifoni…

    Dopo pochi minuti riemergiamo… non mi pare vero! Sono al settimo cielo! Scambiamo qualche parola mentre aspettiamo che altri due speleosub si immergano. Appena smettiamo di sentire il gorgoglio delle loro bolle torniamo in acqua anche noi. Questa volta però ho qualche problemino con le orecchie e ci metto un po’ a compensare. Maledetto raffreddore!! Mi fermo un po’ più su e guardo la mia guida scendere illuminandomi quel poco di mondo che riesco a vedere da dove mi trovo.

    Lo osservo incuriosita e con la speranza di poter arrivare anch’io a muovermi con la stessa sua scioltezza e confidenza… ma con calma… già oggi mi sembra di aver scalato l’Everest. Torniamo in superficie e ci prepariamo ad uscire dall’acqua. E anche qui c’è da fare le acrobazie. Quando finalmente poso il bibo su di un masso, filo di corsa a cambiarmi, mi è entrata un po’ di acqua nella muta e sto gelando. Mi metto gli abiti asciutti e penso all’avventura che ho appena vissuto. Mi sembra incredibile… oggi ho realizzato un sogno!!

    October 22

    21-10-07

    Domenica mattina. Sento la sveglia suonare e scatto in piedi senza nemmeno stare a rivoltarmi nel letto. Sono le 7, per me è l’alba. Sbircio fuori dalla finestra e vedo che il mondo è ancora avvolto nella penombra. Inizio a prepararmi l’attrezzatura, voglio che tutto sia assolutamente pronto e perfetto, e soprattutto non devo dimenticarmi nulla. Provo le lampade, controllo reel, spool e tutti gli altri aggeggi che mi porterò dietro. Ripiego muta e sottomuta e finalmente sono pronta per partire. Esco di casa e rimango per un attimo stordita dal freddo. Rabbrividisco, e penso che ormai l’inverno è proprio arrivato. Mentre guido verso casa di Claudio ritorno con la mente alla mia estate, tutto sommato mi sono divertita, e ho fatto parecchie ore di acqua, che in un modo o nell’altro mi torneranno utili, sorrido al ricordo delle varie situazioni che ho vissuto laggiù, ma non posso che pensare che il tipo di acqua che mi interessa inizierò a farlo ora. Lago, e tanta, tanta, tanta grotta.

    Arrivo da Claudio, carichiamo l’attrezzatura nella sua auto e via verso al luogo d’appuntamento. Lungo la strada come al solito parliamo del più e del meno mentre osserviamo il paesaggio cambiare, mano a mano si scorgono le montagne, e gli alberi con i cangianti colori dell’autunno si stagliano verso il cielo terso. Si, sarà una giornata grandiosa. Intanto cerco di immaginare come sarà andare in acqua con questo personaggio con cui abbiamo appuntamento, sono certa che avrò molto da imparare, e in cuor mio spero di essere all’altezza della situazione. Si, è vero, sott’acqua non bisogna dimostrare nulla a nessuno, però ci tengo a fare buona impressione.

    Arriviamo al parcheggio, scendiamo dall’auto e mi accendo una sigaretta. Mi metto a saltellare per scaldarmi, qui è ancora tutto in ombra, e il freddo si fa sentire. Mi metto a curiosare tra l’attrezzatura degli altri sub, rabbrividisco, e questa volta non per il freddo, accorgendomi che scenderanno in umida e con il mono. Dovrebbero regolamentare l’accesso, ma effettivamente…. Come?  Dopo pochi minuti ecco arrivare la nostra guida, ci salutiamo cordialmente e subito inizio a tempestarlo di domande sull’attrezzatura, configurazione e qualsiasi altra cosa mi viene in mente. Lui risponde sorridente e decidiamo il tipo di immersione da fare e che deco seguire.

    Trasportiamo l’attrezzatura sulle sponde del laghetto, l’acqua promette bene. Sbircio l’attrezzatura della mia guida e sono troppo contenta nel notare che non si distanzia di molto dalla mia. Finalmente non sono l’unica a scendere con due rubinetti destri montati sul bibo!!! Mi spiega poi che tipo di bombole si porterà dietro, avrà una decompressiva di ean50 che lascerà a 21mt, e un’altra bombola di trimix che si porterà sempre al fianco. Io avrò una boccia da 7l caricata ad ean50 che lascerò anch’io al dente e recupererò al ritorno.

    Finiamo di prepararci con calma e nel frattempo arriva un altro amico, questa volta è qui a secco. Ci da una mano a vestirci e si informa sul tempo che passeremo sotto. Un’ora circa.

    Finalmente siamo tutti pronti a partire, iniziamo la discesa e….. c’è qualcosa che non va. La stagna non si gonfia…. Porca miseria, che cavolo è successo ora?? Cerco di capire qual è il problema, ma ovviamente la soluzione è sempre la più semplice: ho scordato di collegare la frusta. Ecco, perfetto. Mi sento un’idiota, specialmente quando se ne accorge la nostra guida e ci pensa lui a risolvere l’inconveniente. Evvabbè….. figuraccia fatta, ora però inizia davvero l’immersione.

    Arriviamo al dente e ci liberiamo delle decompressive, uno scambio di ok e seguiamo la sagola bianca illuminando il mondo che ci circonda. In breve siamo al jump, la nostra guida ci fa notare come si divide la sagola e dov’è l’uscita, deposita una piccola torcia perché ci possa illuminare anche dall’alto la direzione da seguire. Prendiamo la sagola di sinistra e risaliamo per qualche metro. Ci ero stata solo un’altra volta in quel punto, ma non avevo avuto la possibilità di godermelo fino in fondo per via dei piani che avevamo in mente per quella immersione. Vedo il nostro nuovo amico che illumina qualcosa e mi chiede l’ok, mi avvicino ma non capisco….perché illumina la sospensione? Poi avvicina una mano, e mi rendo conto che quella non è sospensione, ma un gamberetto di dimensioni piccolissime. Sorrido e rispondo con l’ok. Gironzoliamo ancora li attorno, mi fa vedere una piccola nicchia d’aria dove ci sta giusta giusta una mano, mi mostra come si dividono le sagole e mi fa capire che è importantissimo memorizzare qual è la direzione giusta da seguire in caso di emergenza, e di non allontanarsi mai dal filo. Claudio presto raggiunge il suo terzo, quindi ci fa segno che esce, scambio di ok e lo salutiamo. Io e lui rimaniamo ancora a gironzolare li intorno ad ammirare le curve e le insenature che ha creato l’acqua in secoli di pazienza. Lo osservo muoversi e stare sospeso nel liquido con una scioltezza e confidenza che ho visto soltanto nel mio istruttore. Dopo qualche minuto gli faccio segno che anche io ho esaurito il mio terzo, così ci avviamo verso l’uscita, e in prossimità dell’ingresso ci portiamo sulla parete opposta, vorrei rimanere ancora laggiù, ma il freddo si fa sentire e la deco continua a salire. Recuperiamo le bombole, io all’inizio nemmeno avevo intenzione di usare la mia, ma lui mi fa notare che è meglio usarla visto che ce l’ho, gli do l’ok e faccio il cambio gas, anche se ormai sono più su dei 21mt. Tanto avevamo deciso di seguire la deco che mi avrebbe dato il computer per evitare di mandarlo in blocco. Facciamo uno stop a 9mt, uno breve a 6 e poi via a 3mt dove mi metto a giocare con un piccolo abitante del laghetto. Faccio un giro avanti e indietro per scaldarmi un po’, poi mi metto pancia all’aria e sto incantata a guardare i colori dell’autunno attraverso lo specchio d’acqua. Wow, che immersione!!

    Trascorriamo gli ultimi minuti ognuno con i propri pensieri, io ancora al settimo cielo e con gli occhi pieni delle meraviglie che ho visto la sotto. Finalmente possiamo riemergere, e una volta fuori mi sbrigo a spogliarmi e a infilarmi nei miei vestiti caldi. Poi su e giù per portare l’attrezzatura, chiacchiere tranquille, e via tutti in birreria….. e al calduccio davanti a un piatto di gnocchi e a una bella birra si raccontano avventure già vissute, e tante altre ancora da vivere. Eh si…. che gran sognatori i subacquei!

     

    September 24

    24-09-07

    Lo spettacolo delle montagne che compaiono all’improvviso è sempre suggestivo. Adoro questa strada che ormai conosco a memoria. Fisso le cime lontane illuminate dal sole, cerco di indovinare qual’è il Grappa e mi perdo nei ricordi legati a quel monte. Abbasso il finestrino e allungo una mano fuori. L’aria frizzante mi fa salire un brivido lungo la schiena. Claudio dal posto di guida dice qualcosa riportandomi alla realtà. È buffo pensare che quando ho iniziato a muovere le pinne con lui non avrei mai e poi mai immaginato di arrivare a tuffarmi nelle grotte, con la voglia sempre più incalzante di vedere cosa c’è dopo quel fatidico angolino che diventa come l’orizzonte: si sposta costantemente in avanti.
    Finalmente arriviamo al parcheggio. Scendiamo con calma e iniziamo a scaricare l’attrezzatura dalla macchina. Mi avvio su per i gradini e tra i cortili delle case con il bibo e la sacca della stagna. Mi fermo a salutare gli abitanti che scherzando ci informano che nel laghetto non c’è più acqua. Ridiamo e proseguiamo il viaggio. Passiamo tra le vigne invasi dal profumo dell’uva e storditi dall’abbaiare di un cane a catena. Ci affacciamo per vedere il lago... non sembra nulla di buono.
    Scendiamo lungo il sentiero facendo attenzione ad ogni singolo passo, fare un volo da li con il bibo in spalla non sarebbe un buon inizio di giornata. Finalmente arriviamo giù. Guardo l’acqua con sempre meno convinzione, poi guardo Claudio che sbuffa con aria rassegnata. Prendo un sasso e lo tiro al centro del lago, lo osservo scendere per 10cm, poi più niente, solo le onde che si allargano verso le sponde smuovendo le foglie morte in superficie. Bhè, ormai siamo qui e si prova. Male che vada si resta a mollo nell’acqua putrida sul fondo.
    Finiamo di portare giù la roba e ci vestiamo. Claudio avrà il suo 9+9 e io il mio 12+12 mezzo scarico (110 bar per bombola) e per sicurezza una bombolina da 5l in acciaio.
    Finiamo i preparativi in silenzio. Guardo la superficie immobile dell’acqua e sorrido alla vista di una libellula che si posa delicata su una foglia, bhè, ora è il momento di concentrarsi. Un piccolo passo in avanti e sono in acqua accanto a Claudio. Accendiamo le torcie sul caschetto e quelle principali. Un cenno di assenso e scendiamo affiancati. Finalmente troviamo la sagola bianca che riusciamo a scorgere solo per circa un metro prima che si perda nel nulla. La mia delusione cresce sempre di più, era da mesi che sognavo di ritornare quaggiù, poi finalmente vedo qualcosa, sorrido con in bocca l’erogatore, dai 15mt si scorge già il fondo. Uno scambio di ok e scivoliamo sicuri verso l’ingresso. La bombola al fianco mi da un fastidio incredibile, continuo a pensare a quanto è più comoda addirittura una 9l di alluminio, che dovrei parlare a Claudio del fatto di rendere neutra quella cosa in qualche maniera (legno ad esempio), poi mi sento già le prese per i fondelli dei miei istruttori UTR se mi vedessero conciata in questa maniera. Mi fermo un attimo poco dopo l’ingresso per il cambio erogatore e inizio a prendere seriamente in considerazione l’idea di mollare li la bombola e tirarla su al ritorno, ma abbandono subito l’iniziativa. Ci inoltriamo di qualche metro e rimango sempre più piacevolmente sorpresa della visibilità che migliora. Non è certo il massimo, ma non ci si può lamentare. A 30mt mi giro indietro verso l’ingresso. Sembra di trovarsi nella bocca di un animale antico più del mondo e di scivolare silenziosamente nel suo ventre gelido. Poco dopo l’ingresso è ormai invisibile e ci ritroviamo inghiottiti dalle tenebre, e in questa situazione non riesco mai a resistere alla tentazione di oscurare la torcia. Spengo le luci sul casco e mi punto contro il petto la lampada..... wow..... solo il silenzio rotto dal gorgoglio delle bolle. Chiudo gli occhi per un istante e ho la sensazione di fondermi con l’acqua stessa..... non c’è altro posto al mondo che ami e in cui mi sento a casa più di questo. Finalmente riapro gli occhi e vedo lo sguardo perplesso di Claudio che mi chiede se è tutto ok. Riaccendo le luci e gli sorrido. Cambio erogatore e proseguiamo la nostra passeggiata. Appena torniamo a vedere l’ingresso ci stacchiamo di qualche metro dalla sagola e esploriamo la parte opposta della grotta. Guardiamo in ogni buco e ammiriamo le sculture che l’acqua ha modellato in secoli di silenzioso e paziente lavorio. Ormai è ora di uscire. Le mie scorte di gas calano e non ho alcuna intenzione di respirare dalla bombola da 5l. Iniziamo la risalita e presto ci ritroviamo avvolti dalla sospensione. Ci fermiamo un attimo all’altezza della Madonnina ad ammirare le nostre bolle che escono dalla grotta e salgono verso l’alto. Sembra una nevicata al contrario! Ci portiamo finalmente in quota deco e facciamo qualche esercizio di svuotamento maschera, togli e metti caschetto finchè non trascorrono i minuti che ci separano dal sole. Riemergiamo con il sorriso sulle labbra e con le mute puzzolenti con qualche alga di troppo.
    Eh si. Sono proprio tornata a casa. 
    June 30

    20/06/07

    20-06-07

     

     

    Serata strana…. Ho mal di testa e mi si chiudono gli occhi, eppure non mi va di addormentarmi, non ancora almeno.

    Sono da poco tornata da una passeggiata nei campi, mi piace sgattaiolare fuori di nascosto mentre gli altri dormono. Apro la porta senza far rumore e mi levo i sandali. Scavalco il cancello tenendo gli occhi fissi sulle finestre per controllare l’eventuale accendersi di qualche luce. Atterro sull’asfalto ancora caldo dal sole della giornata, mi rimetto le ciabatte ai piedi e mi incammino verso la fine del vicolo. Svolto a sinistra e sento il latrato confuso di qualche cane insonne, continuo a camminare con le mani nelle tasche, non c’è un alito di vento. Arrivo al mio solito posticino, tolgo i sandali un’altra volta, prendo un po’ di rincorsa e salto il piccolo fosso. Questa volta i miei piedi atterrano sull’erba secca. Mi avvio scalza verso la fine del campo calpestando la terra dura, e la sento calda sotto ogni mio passo. Finalmente mi allontano dalle odiose luci gialle dei lampioni, e arrivo al fiumiciattolo che scorre placido dividendo il podere. Mi siedo sul muretto e mi accendo una sigaretta. Guardo in alto e cerco di scorgere le stelle… riconosco quella che sembra essere l’Orsa Maggiore, seguo con gli occhi il suo profilo e poco oltre… niente Stella Polare… vuoi vedere che sto ammirando il “finto” grande carro con il manico che non punta a nord? Sorrido. Poso la schiena sul muretto e resto distesa in silenziosa contemplazione di un cielo di metà giugno. Conto le poche stelle che brillano lassù. Mi chiedo se i miei sogni siano finiti in prestito in uno scrigno contenuto in qualcuna di quelle deboli fiammelle lassù, visto che dentro di me non ci sono più. Mi accendo un’altra sigaretta e gioco a fare gli anelli di fumo. Mi godo il canto dei grilli e il richiamo di qualche rospo che brontola fuori dall’acqua. Nell’aria odore di erba e di terra. Poi mi metto di nuovo a sedere e tiro un sasso nel fiumiciattolo e immagino mondi segreti e nascosti dentro a quelle acque scure e fangose. Sorrido. Nonostante tutto il liquido mi attira ancora, e la voglia di scendere si fa sentire. Odo il rumore di un tuffo poco distante, si deve essere immersa una rana nel suo piccolo regno di giunchi, acqua e insetti. Mi alzo stiracchiandomi e guardando il cielo, una stella cadente attraversa la notte in un rapido istante. Chiudo gli occhi e penso intensamente al mio desiderio. Stringo forte i pugni e scalcio una pietra. Mi accendo un’altra sigaretta e con i sandali in mano mi riavvio verso casa… chissà se il mio desiderio verrà esaudito questa notte…

    May 02

    21-04-07 La mia prima freddissima immersione in quota.

                                                                                                                       21-04-07

     

     

    Giornata bellissima, il sole mi scalda il viso, nel cielo non c’è nemmeno una nuvola, me ne sto a dondolare sull’amaca guardando i colori del mare con in mano un margarita… Mare? Margarita? L’unico dondolio è quello dell’auto mentre sale su per la montagna, altro che amaca! Mi guardo intorno assonnata, mi ero addormentata sulla Valsugana, ora il paesaggio è decisamente cambiato, ci sono distese e distese di frutteti in fiore, mele credo. Lo scenario cambia velocemente e adesso iniziamo ad inoltrarci nel bosco. Eh si… sono proprio ben lontana dai miei sogni sul tanto sospirato Messico!

    Roberto e Claudio discutono di moto. Pinuccio, il cane, che prima se ne stava accucciato tranquillo ai piedi del suo padrone sul sedile anteriore ora è irrequieto e mette la testa fuori dal finestrino per annusare l’aria. Mi stiracchio e ascolto a tratti la conversazione, poi mi perdo nei miei pensieri mentre il bosco si fa via via più fitto.

    Finalmente arriviamo alla sbarra, scendo e la alzo per far passare l’auto di Claudio, il ragazzo della forestale che avevo sentito ieri al telefono mi aveva dato l’autorizzazione a portare la macchina fino all’albergo per scaricare l’attrezzatura, una volta fatto questo però dovevamo tornare indietro e parcheggiare in fondo. Problemi zero.

    Mettiamo la roba nel piazzale e Claudio torna giù con l’auto. Corro lungo il sentiero insieme a Pinuccio, e non può che scapparmi uno “WOW!” alla vista del lago e delle montagne. Il cane si tuffa immediatamente mentre io gironzolo li intorno godendomi il panorama.

    Inizia la fase di trasporto fino alla riva del lago, l’acqua è davvero invitante, in più è uno spasso vedere Pinuccio che fa il bagno e recupera i bastoni che gli lanciamo!

    Claudio ed io iniziamo a cambiarci con calma, pianificando l’immersione e facendo quei pochi calcoli necessari per la corretta gestione dell’immersione in quota. La mia prima immersione in quota!

     Roberto si farà un giro li intorno insieme al cane, scende anche lui con le bombole ma predilige l’apnea, e proprio non se la sentiva di fare sommozzate coperto solo da una muta umida. Io e Claudio invece abbiamo la stagna, io sotto avrò il solito sottotuta speleo, una maglia in cotone, e una di lana, calzettoni pesanti e… calze di lana… a rete!!! Avevo preso dal cassetto di mia madre le prime che mi erano venute in mano… che figura!!! Poi il solito bibo, Claudio il 9+9 in alluminio e io il 12+12. In effetti per un’immersione dl genere basta e avanza un mono, ma io non avevo la minima voglia di attaccare la contropiastra, e Claudio aveva il suo già bello carico… beata pigrizia!!!

    Finalmente siamo pronti, ci buttiamo in acqua e iniziamo a pinneggiare sul dorso verso la riva opposta del lago, ogni tanto mettiamo la faccia sotto, ma non si vede né il fondo, né i famosi tronchi. Continuiamo a cercare, e il freddo inizia a farsi sentire anche attraverso le mute stagne, guardo il profondimetro digitale e mi segna 11 gradi in superficie, non tanto, ok, ma sono già 40 minuti che nuotiamo li in mezzo senza trovare nulla. Finalmente dal blu verdognolo noto qualcosa: è un tronco bianco che si alza fino a circa 4m! Chiamo Claudio che mi raggiunge subito nuotando contro la leggera corrente di superficie. Un attimo di riposo, un segnale di ok e subito giù!

    La visibilità non è proprio come me l’aspettavo, non è assolutamente male, ma mi avevano parlato di acqua gelida e cristallina. Per ora la trovo solo gelida. Guardo il profondimetro, 10m, 8 gradi… credevo peggio…

    Pinneggiamo in tranquillità nella foresta fossile, giriamo intorno ai tronchi piantati in verticale come bricoe sprofondate troppo in basso, e passiamo sotto a quelli posti in orizzontale stando attenti a non dare un colpo di pinna troppo vicino al fondo. Basta un attimo ad intorbidire l’acqua con il pantano e con la strana poltiglia che ricopre gli alberi che si stacca non appena li si sfiora.

    Il paesaggio che ci si presenta davanti è surreale. Sembra di stare in un mondo immobile, questo scenario di lago non ha nulla a che fare con i soliti a cui sono abituata. Non una forma di vita viene a salutarci durante la nostra passeggiata subacquea, vediamo solo i tronchi, testimoni silenziosi dello scorrere del tempo e del quieto lavorio dell’acqua.

    Un brivido mi percorre la schiena, faccio il cambio erogatore e sento le mani e la bocca gelide, guardo il profondimetro: 15m, 16min, 4 gradi. Direi che può bastare. Segnalo che ho freddo e che voglio risalire, uno scambio di ok e ci portiamo a 4.5m, quota prefissata per la sosta di sicurezza. La temperatura si alza un pochino, ma inizio a tremare, gonfio un po’ la stagna, non vedo l’ora di essere fuori! Finalmente passano i 20’ e con calma guadagnamo la superficie. Mi levo maschera ed  erogatore, e mi scuso se ho chiamato fine immersione così presto. Claudio non si fa problemi e iniziamo a tornare verso la riva dove ci aspettano un asciugamano caldo di sole, alcuni sguardi curiosi e le solite domande degli escursionisti presenti.

    Ci cambiamo chiacchierando del più e del meno,Roberto ci raggiunge con Pinuccio che nel frattempo ha fatto altri bagni, carichiamo la roba in macchina, dico un arrivederci al Lago Incantato e filiamo all’Elefante per vedere com’è la situazione. Il torrente è più secco, il livello si sta abbassando lentamente, l’acqua nel laghetto sembra migliorare. Sarà li la prossima avventura?

    February 12

    l'immersione più bella del mondo

                                                                                                                    12/02/07

     

    Notte strana, passata tra sonno profondo e dormiveglia agitata. Nella confusione dei miei pensieri vedo scene di ciò che è appena stato e di ciò che forse sarà. Poi mi sveglio del tutto e nella penombra vedo la muta penzolare sulla sedia, guardo il telefonino, nessun messaggio… sono le tre e venti, la mia mente si sposta a pochi chilometri da qui, ma la riacchiappo fissando l’attenzione sulla muta. Nel buio mi concentro sull’immersione che mi attende la mattina dopo. Penso a come fissare le tabelle sulla tasca della stagna, visto che non mi va di lasciarle libere o peggio ancora, in superficie. Penso poi a come e dove eventualmente sistemare il coltello e le lampade quando non le porterò sul caschetto. Mi riaddormento, e mi risveglio con la nebbia, guardo ancora che ore sono: le sette e mezza, ancora nessun messaggio. Sbuffo un po’, aprendo la finestra e respirando la nebbia, una scocciatura, certo, ma non sarà questo a fermarmi.

    Mi alzo pigramente e preparo la colazione, poi ritorno in camera, mi gratto la testa con aria assorta pensando a tutto quello che devo assolutamente portare e sistemare. Fisso le tabelle alla tasca della stagna e mi faccio i complimenti da sola per la geniale idea che ho avuto per il sistema di fissaggio, passo una quintalata di paraffina sulla cerniera e il talco su collo e polsini. Ecco fatto. Ficco tutto dentro al sacco stagno insieme al sottotuta speleo, calzettoni e maglietta. Poi è il turno della borsa, controllo le lampade e le fisso sul casco, provo quella principale, e riguardo le ultime cose. Ok, tutto a posto.

    Carico la roba in macchina, la nebbia si sta alzando, mi metto al posto di guida e faccio per partire. Alt. Manca qualcosa, torno in camera e prendo i miei CD, li sfoglio con aria poco convinta, ognuno di quelli ha un ricordo, e ora proprio non mi va di ricordare. Alla fine opto per i Nirvana, li metto a tutto volume, accendo una sigaretta e parto!!

    C’è traffico, ma la nebbia almeno non rompe le scatole, la voce di Cobain mi riempie le orecchie e ripenso a uno dei miei idoli della mia adolescenza, e mentre sono assorta in questi ricordi sbaglio strada. Porco Giuda, iniziamo proprio bene!! Impreco e torno indietro, massì, chissene… ho tutto il giorno per me, non ho nessuno che mi aspetta e posso fare tutto con calma e come mi pare.

    Mi accendo un’altra sigaretta e cerco di concentrarmi su quello che dovrò fare una volta in acqua. Probabilmente tutto dipenderà dalla visibilità, un paio di settimane fa era tutto in piena, quindi non mi stupirei di trovare il laghetto ridotto maluccio.

    Finalmente arrivo, non sto più nella pelle, il parcheggio è deserto, questo vuol dire che avrò il Paradiso tutto per me. Scendo dalla macchina alla svelta, e faccio un primo giro di corsa con lo zainetto e la sacca della muta. Salgo su per i gradini, arrivo tra le case  e corro letteralmente attraverso le vigne fino a scorgere il lago. Esulto! L’acqua è perfetta. Scendo lungo il sentiero con il sorriso sulle labbra, e nella fretta quasi inciampo e per poco non finisco a terra, finalmente eccomi alla riva. L’acqua è un sogno, si vede a metri e metri sotto, mi pento in cuor mio di non aver portato via la fotocamera. Tiro un sasso al centro del lago, la quiete si spezza e la superficie s’increspa. Come mi assomiglia questo posto. Risalgo il sentiero correndo per prendere il resto dell’attrezzatura. Tre giri in tutto. E il peggiore è l’ultimo con il bibo in spalla. Devo fermarmi spesso a causa dei dolori alle costole e alla spalla destra. Maledizione, non vedo l’ora di essere in acqua!

    Finalmente finisco di preparare tutto quanto, le bombole e il resto dell’attrezzatura sono li sulla riva. Decido di fumare ancora una sigaretta prima di cambiarmi, quindi mi spoglio al freddo e infilo sottotuta e muta, attacco un cordino moschettonato alla cerniera e ci impiego un bel po’ prima di chiuderla, pregando di non rompere tutto. Ok, anche questa è fatta. Mi siedo con le gambe dentro l’acqua e infilo le braccia negli spallacci del mio gav nuovo di pacca, sistemo gli strumenti, la lampada, le pinne, maschera, casco e guanti, poi ultimi controlli e… via!

    Galleggio li per un po’, metto solo la faccia a contatto con l’acqua, e mi faccio scappare un SI nell’erogatore che solo le trote hanno sentito. Poi prendo il corrugato con la sinistra, scarico, svuoto bene i polmoni e via!!

    Pinneggio godendomi quella visibilità spettacolare fino ai 14mt, dove vedo la campana decompressiva lasciata li da qualcuno, ecco a che servivano quelle corde che spuntavano fuori dall’acqua. Sorrido e continuo con calma fino all’ingresso della grotta. Accendo tutte le torce, controllo i manometri e decido di fare il cambio erogatore, metto in bocca il Jetstream. Mi stacco dal dente e riparto, scendo tranquilla godendomi il panorama del mio Paradiso personale fatto di rocce e acqua. Il respiro è regolare, non sono agitata, qui mi sento a casa, bene, arrivo sui 33mt e punto la torcia in avanti, la luce attenua il buio e scorgo il punto in cui la grotta gira verso sinistra per poi precipitare nell’oscurità più totale fino alle viscere della terra. Faccio per avventurarmi fin li, ma una vocina mi riporta alla realtà. Mi ero ripromessa di stare lontana dalle quote a rischio narcosi, questa volta non avrei avuto nessuno al mio fianco a tenermi per mano o sottobraccio, ci devo fare l’abitudine a questo, è vero, ma non tutto in una volta, per oggi mi sono spinta giù abbastanza. Decido quindi di prendere la via del ritorno, magari perdendo tempo. Mi giro e l’ingresso è proprio davanti ai miei occhi, di un colore che va dal verde smeraldo al blu intenso, vedo la luce filtrare da li, oscuro la mia lampada e mi godo quello spettacolo che spezza il cuore. E mi viene spontaneo pensare agli esploratori quando dopo centinaia di metri percorsi nel nero come l’inchiostro girano l’angolo e vedono la sagola bianca che corre verso la luce. Scuoto la testa  e ritorno a concentrarmi su quello che devo fare. Ricontrollo i manometri, altro cambio, mi rimetto in bocca il Cyclon e inizio la fase di risalita. Quando arrivo sui 28-29mt scorgo una piccola rientranza verso destra, quasi una saletta. Faccio per prendere lo spool, ma poi mi fermo: la visibilità è più che ottima e ho l’ingresso a vista, così mi allontano di qualche metro dalla sagola guida e inizio ad esplorare quella parte di grotta mai vista prima. Mi accorgo che senza rendermene conto sono riscesa, quindi do un’ultima occhiata alla “stanza” e torno sulla sagola. All’ingresso mi stacco un’altra volta, ma decido di andare a sinistra, vedo pezzi di altri fili e una trota immobile su un masso. Mi fermo li anch’io puntandole contro la torcia, ma non si muove, allora allungo una mano e faccio per sfiorarla, ma questa scappa via alla velocità della luce e va a nascondersi da qualche parte nel buio. Perdo tempo ancora un po’ in quel punto della grotta che non avevo mai avuto la possibilità di godermi fino in fondo. Poi sbuco da dietro un sasso enorme e ho un tuffo al cuore alla vista del cielo e degli alberi che riesco perfettamente a vedere anche se ho una 20ina di metri d’acqua sopra alla testa. Quanto amo questo posto!!

    Perdo un altro po’ di tempo nel laghetto, gironzolo intorno alla campana decompressiva e mi chiedo come funzioni, poi il freddo inizia a farsi sentire alle mani, anche questa volta ho messo su i guanti leggeri, inizio la risalita rispettando i tempi. Mi fermo il primo minuto alla quota di 9mt, poi 5’ a 6mt dove mi accorgo che la sagola è lasca a causa di un elastico che si è tolto, la sistemo come posso sperando che possa reggere, continuo la risalita a 5mt al minuto, ultimo stop a 3mt, e finalmente una volta fuori dall’acqua non può che scapparmi un’esultazione!

    Ancora non ci credo! Sono appena uscita e già ho voglia di ritornare li sotto… ma tutto con calma, questa sera si porta a caricare il bibo, poi rum celebrativo, e venerdì tornerò nel mio angolino di Paradiso!

    November 28

    12/10/04

                                                                                                                                                      12/10/04

     

    E ormai anche l’autunno è arrivato, lasciandosi definitivamente alle spalle i rumori e le risate dell’estate.

    C’è odore di freddo nell’aria e la nebbia del primo mattino avvolge i campi nudi come un sudario. Le foglie ingialliscono e si staccano in silenzio dai rami danzando dolcemente con il vento, prima di toccare terra e lasciarsi morire, costruendo loro malgrado un cangiante tappeto che si sgretola ad ogni passo di ogni persona ignara e distratta.

    Ed io cammino in silenzio, con la musica nel cuore e nelle orecchie, con le mani ghiacciate al riparo nelle tasche e la brezza che mi accarezza e mi arrossisce le guance.

    Mi chiedo dove sto andando. Ma è la solita vecchia storia alla quale non si può trovare né conclusione né risposta.

    Il giorno ormai sta morendo, e man mano che il buio avanzerà faranno capolino le stelle. Stelle gelide e luminose che inargenteranno questa notte di metà ottobre.

    C’è odore di legna, stanno facendo roghi li fuori. Odore familiare. I ricordi si accavallano nella mente, senza però tramutarsi in parole.

    Bene, tramonto insanguinato e stella della sera, vi mando i miei saluti, e se vi avanza tempo, leggete nel mio cuore, come io sto cercando invano di leggere nel vostro.

    November 22

    03/11/06

                                                                                                                    03/11/06

     

    Era da tanto che non mi ritrovavo alla fine di una notte insonne senza sapere che fare dei miei pensieri, con la voglia dopo molto, molto tempo di scribacchiare le mie solite sciocchezze che balenano dal cuore alla penna, senza mai passare per la testa.

    Ed eccomi qui quindi, tra le montagne di oggetti nella mia stanza, tutti con una storia alle spalle, che comunque ora non mi va di raccontare.

    I miei occhi ritornano sempre li fuori, oltre la finestra su cui siedo, a guardare novembre, i sottili preludi al misterioso malinconico novembre.

    Corridoi del tempo si allungano davanti a me, e tutto quello che fa la notte alla fine della strada è aumentare la distanza tra me e il mondo. Ed è bene che sia così, per questa notte ho solo voglia di starmene appollaiata quassù con le dita sporche d’inchiostro e graffite e una sigaretta tra le labbra.

    Finalmente mi basta questo. E sono felice nel sentirmi straziare il cuore alla vista dell’Orsa, che se ne sta li morbida come una pugnalata nel mezzo di quel nero malinconico che lentamente muta in cobalto, e che pulsa, come l’amore.

    Ora chiudo. Voglio godermi questi ultimi istanti prima dell’alba, ascoltando il rumore costante del Silenzio che taglia il mondo come un diamante che rivela il segreto che tutto è solo una pura e dolcissima illusione.

    September 29

    26 agosto 2002

    Lunedì 26/08/02

    Sono tornata a casa dal mare qualche settimana fa, e continuo a pensare a Cristiano e al programmino che aveva in mente: starsene sdraiato in piscina a prendere il sole bevendo birra. Ma secondo me non lo farà mai, non è proprio il tipo che fa passare così le sue giornate… lo immagino più facilmente su una tavola da surf con la vela tra le mani, il vento alle spalle e la mente sgombra da ogni pensiero… "Benvenuta nel mio regno" diceva.

    Ora che sono tornata a Padova, la vecchia solitudine è tornata ad infrangersi contro i miei scogli, i miei amici sono ancora in vacanza, e così mi ritrovo a passare le giornate seduta sulla finestra della mia stanza ascoltando musica e leggendo libri, e chiudendo gli occhi immagino di trovarmi in qualche lontano orizzonte.

    Qualche volta me ne vado in centro, passeggio tra le vie semideserte di una città che conosco a memoria, e penso a quanti giorni mancano all’inizio della scuola….voglia di ritornare in quelle aule grigie: zero! Probabilmente passerò un altro anno appesa in uno stato di eterna incoscienza, studiando solo quello che mi interessa, leggendo libri e scrivendo storie di nascosto durante le ore di lezione. Il punto è che trovo molto più interessante la Vita, e quella non te la insegnano…

    Di notte me ne vado a letto tardi dopo serate di bagordi, mi distendo sotto le lenzuola e tendo l’orecchio, quasi in attesa di sentire il rumore del mare… lo riuscivo a sentire così bene dalla mia stanza… Dio, che nostalgia di Cristiano e della Puglia… mi mancano tanto i nostri discorsi su tutto o su niente, i silenzi pieni di parole, i baci e le carezze, e le sigarette fumate di nascosto mentre lo aiutavo a pulire la vela in attesa che dicesse qualcosa di incredibilmente dolce…

    …Me ne rendo conto solo adesso, questa pagina non ha né capo né coda, ma i pensieri che mi balenano nella testa sono così tanti… Così ora chiuderò questa strampalata testimonianza, e me ne andrò a fantasticare da qualche parte, magari all’ombra di un grosso albero, tranquillamente, con i miei progetti, e non faccio voti e non aspetto niente, ma amo ogni cosa.

    23 luglio 2003

    23/07/03

    Questa sera dopo l’ultimo sorso di Havana Cola e un altro tiro di sigaretta mi sono avviata verso la spiaggia. Ho tolto i sandali e mi sono seduta sulla riva facendomi bagnare i piedi dall’acqua salata che è così sorprendentemente tiepida a contatto con la pelle. Ed è meraviglioso starsene sulla sabbia con taccuino e matita tentando di annotare i suoni delle onde che poco più a sinistra schiaffeggiano timidamente alcuni scogli che sorgono da un’insenatura come forme astratte avvolte nel sudario del mare, città d’alghe galleggiano su e giù e si riesce a vedere il loro sguardo placido nella luce notturna della spiaggia. Alla mia destra la luna se ne sta li ferma ad aspettare soltanto che qualcuno la guardi e le mandi i suoi pensieri meravigliandosi ancora una volta per la sua perfezione. Il suo riflesso arancione viene portato su e giù dal mare che sembra così cupo in una notte nera come l’inchiostro.

    L’universo sembra sospeso in un attimo di quiete come una goccia di rugiada sul becco di un uccello. Mi alzo per fare due passi e per allontanarmi da quelle odiose luci dei lampioni che gli uomini hanno creato per illuminare il loro buio.

    E in un cantuccio tranquillo, al riparo dagli occhi del mondo, coperta dal mantello della notte ho alzato lo sguardo per vedere lo splendore delle stelle, quelle stelle che nel Sud, nelle notti buie sono lacrime d’avorio tra miliardi di altre, la via lattea di luglio come caramelle d’argento, veli di cristallo nell’immobilità, che lampeggiano, pulsando al ritmo lento del tempo.